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Omicidio giovane senegalese, la rabbia del sindaco di Rimini: 'la vittima usata come bersaglio umano'

Attualità Rimini | 12:27 - 11 Ottobre 2018 Omicidio giovane senegalese, la rabbia del sindaco di Rimini: 'la vittima usata come bersaglio umano'

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha voluto ricordare Makha Niang, il giovane aiuto cuoco senegalese ucciso da colpi di pistola sparati a San Giuliano, pochi giorni dopo l'individuazione del presunto omicida, un 28enne albanese già in carcere. Un omidicio senza movente, secondo quanto emerge dalle indagini. "Sparare per provare l'arma, usare il ragazzo che lavorava e viveva a Rimini come un bersaglio, ancor più tragico e insostenibile perché magari è diverso da te", scrive costernato il primo cittadino riminese. Non mancano i ringraziamenti alla Procura di Rimini, a Carabinieri e Polizia per la professionalità dimostrata ancora una volta in queste indagini.


Di seguito la nota


Si chiamava Makha Niang, lavorava e viveva a Rimini. Ho conosciuto i famigliari e gli amici all’indomani del suo assassinio che le indagini ascrivono adesso a ‘futili motivi’. Una buona persona, un ragazzo che cercava il futuro nella nostra città e allo stesso tempo non dimenticava chi stava a casa in Senegal. Il suo omicidio pare sia dovuto al caso, ma questo termine non vuole sminuire nulla, è una terribile aggravante. Fermo restando che sarà un processo a scrivere la verità definitiva sulla vicenda, quello che emerge dal prezioso lavoro di Procura e investigatori è un quadro circostanziato in cui l’assenza di ogni umanità si fonde alla superficialità, alla banalità del male assoluto. Sparare per provare l’arma, usare il ragazzo che lavorava e viveva a Rimini come un bersaglio per un tiro a segno, e ancora più tragico e insostenibile perché magari è diverso da te. Tutto qui. Un delitto bestiale nella motivazione, nel vuoto infinito di chi non vede davanti persone ma barattoli o sagome di legno verso le quali esercitare la propria abilità balistica. E’ un crimine che non può passare sotto silenzio, ma anzi interroga tutta la comunità riminese sulla ferocia di rapporti che non esistono, sul destino opposto di due uomini entrambi immigrati in Italia e nel Riminese: il ragazzo senegalese Makha Niang e l’altro, cittadino albanese in carcere, accusato di omicidio volontario aggravato ‘da futili motivi’.
A ricomporre i quadri di questa terrificante storia di una modernità crudele e disumana, l’attività e i riscontri fondamentali della Procura di Rimini, di Carabinieri e Polizia, che voglio oggi ringraziare a nome dell’intera comunità riminese”.

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