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Il portachiavi: da simbolo di libertà a fautore dell’evangelist marketing

Attualità Nazionale | 16:21 - 20 Settembre 2018 Il portachiavi: da simbolo di libertà a fautore dell’evangelist marketing

Se pensavate che influencer ed advocate fossero le uniche figure che il web avesse da offrire in fatto di brand communication, vi sbagliavate di grosso: la figura dell’evangelist completa questo magnifico terzetto del terzo millennio.
L’evangelist è un fan sfegatato di un brand/prodotto, che ne parla poiché personalmente appassionato di esso; va da sé che le aziende tentano di far sì che tutti i clienti diventino evangelist, che promuovano tale brand/prodotto con parole entusiastiche sui loro canali social.
Ciò dà vita a un “effetto domino” che genera altri evangelist, che l’azienda deve essere brava a tenere dalla sua, coinvolgendoli nelle proprie attività e proponendogli sempre nuovi suggerimenti.
Gli strumenti utili a questa strategia sono molteplici.
Uno di questi è “diffondere il verbo” per mezzo di oggetti brandizzati, che tengano sempre vivo il ricordo dell’azienda e facciano in modo che esso non cada mai nell’oblìo.
Ne sono un esempio i portachiavi personalizzati, uno degli oggetti maggiormente amati da evangelist e aziende, per due motivi: primo è che tutti, nessuno escluso, hanno almeno un mazzo di chiavi da tenere insieme con un portachiavi. E con la caoticità della vita di oggi è addirittura più probabile che i mazzi siano molti di più: casa, ufficio, casa al mare, macchina, moto, e chi più ne ha più ne metta. Perciò tutti, nessuno escluso, fanno uso di questo oggetto.

Il secondo motivo è che un portachiavi non è utile solo a “portare” le nostre chiavi, ma può prestarsi a molti altri utilizzi.
Può, ad esempio, fungere da apri bottiglia, oppure da portamonete.
O, ancora, può avere incorporata una piccola “torcia”, un righello pieghevole, o una superficie catarifrangente che ci preservi dai pericoli quando decidiamo di uscire di notte.
Del resto nella storia contemporanea, ed anche nella storia del cinema, questo piccolo oggetto ha avuto grande rilievo.
Nel 1986, nel film “I love you” di Marco Ferreri, Christopher Lambert si innamora di un portachiavi che risponde al suo fischio con -per l’appunto- le parole “I love you”.
E nel 1989, il 17 novembre, a Praga, durante una manifestazione pacifica, i poliziotti ritirarono ai manifestanti tutti i fischietti. Così, a uno dei ragazzi, venne l’idea di tirare fuori il suo portachiavi e agitarlo per fare tintinnare le chiavi. In un attimo la piazza cominciò a risuonare di migliaia di portachiavi: quello fu l’inizio della rivoluzione di Velluto che culminò col crollo del regime comunista cecoslovacco

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