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Maxi frode fiscale nel commercio ittico, la denuncia: 'lavoratori in nero e ricattati'

Attualità Rimini | 16:44 - 18 Settembre 2018 Maxi frode fiscale nel commercio ittico, la denuncia: 'lavoratori in nero e ricattati'

Un noto imprenditore riminese, attivo nel settore della lavorazione del pesce, è ai domiciliari in conseguenza di un'attività di indagine della Guardia di Finanza, riguardante reati fallimentari e tributari. Sulla vicenda arriva il commento di Adl Cobas, che aveva seguito da vicino la procedura fallimentare di un'azienda per la quale l'uomo ricopriva il ruolo di amministratore delegato: "In più di un’occasione durante la vertenza sindacale abbiamo risposto pubblicamente e collettivamente alle tante bugie spesso divulgate a mezzo stampa dall'Amministratore Delegato, nelle quali si ostinava ad affermare che l'azienda aveva chiuso il 2013 in pareggio e navigava in buone acque". Ci fu anche tensione, all'epoca, per il no dei sindacati alla firma, dei lavoratori, per la fusione dell'azienda con un fondo di investimento che, secondo Adl Cobas, presentava soggetti in odor di malavita o di riciclaggio di denaro, poiché coinvolti in maxi processi contro le infiltrazioni mafiose. Nel settembre 2014, ricordano i sindacalisti, furono i lavoratori migranti, in particolar modo quelli cinesi, a denunciare all'ispettorato del lavoro forme di sfruttamento e lavoro sommerso."Lavoro nero, ricatti, videosorveglianza senza alcuna autorizzazione sui lavoratori", contratti part-time di 5 ore a coprire turni giornalieri di lavoro di 12-13 ore. Alla fine i lavoratori riuscirono ad ottenere il pagamento integrale degli stipendi arretrati: quelli di luglio 2014 e la parte mancante di giugno, dal momento che con lo sciopero e il blocco della produzione del 4 agosto 2014, i lavoratori avevano attenuto un acconto di 600 euro ciascuno. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, Adl Cobas sottolinea: "Questa vertenza ci mise per la prima volta davanti ad una filiera produttiva, quella del settore ittico, che per illegalità diffusa e forme di grave sfruttamento non ha nulla da invidiare a quella del pomodoro o del turismo, un sistema di scatole cinesi che coinvolge produttori, studi commerciali, studi legali, fondi di investimento, in grado di truffare bilanci, emettere fatture false, far sparir denaro, sfruttare manodopera mentre a tirare la cinghia sono i lavoratori, italiani e stranieri che siano".

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