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Crimine organizzato in provincia di Rimini, domenica a Riccione la ricerca scientifica sulle mafie

Attualità Riccione | 09:43 - 31 Maggio 2018 Crimine organizzato in provincia di Rimini, domenica a Riccione la ricerca scientifica sulle mafie

"I confini delle mafie. Il crimine organizzato nella Provincia di Rimini", (ed. Carrocci) di Stefania Crocitti, la prima ricerca scientifica sulla presenza delle mafie commissionata dall’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata della Riviera di Rimini, sarà presentata Domenica 3 giugno alle 11.30 in Piazzale Ceccarini in occasione della quarta edizione del DIG Festival. A dialogare con l’autrice Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro e il giornalista Alberto Nerazzini.

Durante il dibattito dal titolo “Ndrangheta, la multinazionale del crimine. Riti, abitudini e ramificazioni della mafia calabrese” si aprirà una finestra sulla presenza dell’ndrangheta al nord, in generale, e in Emilia-Romagna, in particolare, passando in rassegna le principali categorie esplicative di tale insediamento.

Per l’Osservatorio sulla Criminalità della Provincia di Rimini che ha commissionato la ricerca, è infatti fondamentale la conoscenza del fenomeno che rappresenta infatti il primo passo, indispensabile, per un efficace contrasto del fenomeno stesso.

“I confini delle mafie” nasce dunque dalla necessità di capire il fenomeno e si sofferma sui comportamenti che hanno favorito l’infiltrazione mafiosa in Emilia-Romagna, nonostante la presenza di alcune specificità sociali, culturali ed economiche – sinteticamente definite “anticorpi” – che ne hanno arginato l’espansione.

A curare la prefazione del volume è l’Assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna Massimo Mezzetti che scrive: “Questa ricerca costituisce dunque un imprescindibile strumento di conoscenza e consapevolezza, ma rappresenta anche un richiamo a un impegno di tutte le istituzioni locali e nazionali per prevenire e contrastare la presenza delle mafie nel territorio riminese”.

Mentre Alessandro Bondi, Professore Associato di Diritto Penale dell’Università degli Studi di Urbino nella sua introduzione dal titolo “Scrivere di Mafia”  conclude scrivendo che: “chi  ha interesse per il fenomeno rappresentato dalle associazioni criminali di tipo mafioso, chi è all’oscuro delle sue forme, chi è indignato per la sua forza, chi è preoccupato per la sua influenza, chi è spaventato per la sua presenza, ha molte ragioni per avvicinarsi all’eccellente analisi della dottoressa Stefania Crocitti”.

Capire come e perché si sia verificata l’espansione delle mafie al nord è infatti funzionale all’individuazione di quegli elementi di debolezza del tessuto istituzionale (oltre che economico e sociale) che incidono sulla rappresentazione e percezione di uno Stato come meno forte rispetto alle mafie e che, in ultima analisi, producono effetti sull’impegno civico e sulla responsabilizzazione della comunità.

La seconda parte del libro è infatti  dedicata alla discussione dei fattori che contribuiscono alla costruzione dell’immaginario mafioso, facendo specifico riferimento alle rappresentazioni delle organizzazioni mafiose veicolate dai mass media, che concorrono a costruire la reputazione delle mafie e dei mafiosi esercitando una sorta di “fascino” soprattutto sui giovani, e alla fiducia, sia la fiducia istituzionale che quella interpersonale, che, ove manchi, produce disaffezione nei confronti della legalità, pregiudicando l’impegno civico e la responsabilizzazione della comunità nella lotta contro il metodo e l’agire mafiosi.

Infine, la presenza al Dig Festival sarà l’occasione anche per ricordare che un ruolo chiave nella costruzione della reputazione delle mafie  lo rivestono i mass media in quanto strumenti di informazione ma anche di formazione dell’opinione pubblica.

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