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Lunedì si è aperto il processo legato al crac di Aeradria: il commercialista Benaglia si è costituito parte civile

Cronaca Rimini | 18:00 - 14 Maggio 2018 Lunedì si è aperto il processo legato al crac di Aeradria: il commercialista Benaglia si è costituito parte civile

Lunedì 14 maggio si è aperto il processo legato al crac di Aeradria, ex società di gestione dell'aeroporto Fellini di Rimini. Il collegio giudicante ha ammesso la costituzione di parte civile del commercialista Giovanni Benaglia, tra i tre sindaci revisori entrati in carica nel 2010 fino al 2013, quando Aeradria fu dichiarata fallita. Benaglia si è costituito parte civile con l'avvocato Rachele Grassi, che con l'avvocato Davide Grassi difende il commercialista a Bologna, assieme al Presidente del collegio sindacale, per le azioni di responsabilità civile esperite nei loro confronti. In sostanza i membri del collegio sindacale sono chiamati a rispondere in parte civile dei danni chiesti dal curatore fallimentare, per non aver esercitato i controlli in maniera corretta e per aver depositato dichiarazione di fallimento societario in ritardo (l'istanza di concordato preventivo fu presentata nel settembre 2012), ma allo stesso tempo il Benaglia è entrato nel processo penale come persona offesa dalle ipotesi di reato contestate agli ex amministratori di Aeradria e agli amministratori pubblici coinvolti, con la possibilità dunque di ottenere da questi un risarcimento danno. Questo perché, dalle indagini in sede penale, è emerso che il comportamento degli imputati del processo sul crac Aeradria avrebbero indotto il collegio sindacale in errore durante i controlli. D'altro canto, nel decreto di sequestro preventivo ed equivalente del 26 gennaio 2015, il Gip Fiorella Casadei rilevava che gli amministratori di Aeradria, "nella veste di referenti politici degli Enti Coinvolti", utilizzavano contributi pubblici insussistenti per migliorare i bilanci, "in modo da indurre in errore i controlli degli organismi sociali, tra cui il collegio sindacale". Il Gip Casadei parlava anche di "occultamento di documenti", come sostenuto dai sindaci revisori, che lamentavano il mancato accesso alla documentazione richiesta, durante la loro attività di controllo.