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Crabs in C, Paolo Carasso: "Da riminese mi piange il cuore. Capicchioni? Ha commesso errori, ma ha anche dei meriti"

Sport Rimini | 14:53 - 07 Maggio 2018 Crabs in C, Paolo Carasso: "Da riminese mi piange il cuore. Capicchioni? Ha commesso errori, ma ha anche dei meriti"

Paolo Carasso, suo padre Gian Maria è stato per decenni fin dalla sua nascita l’anima del Basket Rimini, lei allenatore del settore giovanile e della prima squadra. Che effetto le fa la retrocessione in serie C?
“Da riminese mi piange il cuore che una società gloriosa come il Basket Rimini, per la sua storia, il suo prestigio, sia finito in un campionato regionale. Sono addolorato perché fino a dieci anni fa ogni bambino che si avvicinava alla pallacanestro aveva il sogno di giocare in serie A con la canotta del Basket Rimini. Ora è stato tolto ai giovani atleti questo sogno. C’è il rischio che altre discipline sportive siano l’obiettivo dei giovani che praticano attività sportiva”
In passato si è parlato di una collaborazione tra gli Angels Santarcangelo, la sua società, e i Crabs. Il discorso si può riprendere?
“Fino al 2010 poteva nascere qualcosa, cioè fin quando il settore giovanile dei Crabs esprimeva ragazzi di valore, Capicchioni investiva nel settore giovanile e il club era in serie A2. Allora si sarebbe potuta creare una sinergia forte. Arcangeli, patron dell’IBR, e il Fabbri, presidente degli Angels, ci hanno provato ma non si è venuti mai a capo di nulla e non sta a me dire per quali motivi. Ora per le condizioni del settore giovanile biancorosso una collaborazione non porterebbe dei vantaggi”.
Quali sono le responsabilità di Capicchioni?
“Quando me ne andai dal club nel 2004 non fece nulla per trattenere me e gli altri allenatori: fece una valutazione sbagliata, senza voler passare da presuntuoso; inoltre non aver controllato nella maniera giusta la gestione sportiva della prima squadra che lui aveva delegato ad altri dal 2008 al 2011 e che non sono state certamente efficaci, anzi; infine, aver creato un solco sempre più profondo tra il club e la realtà cittadina tanto che il Flaminio è sempre più vuoto”.
Riesce a riconoscere dei meriti a Capicchioni?
“Nel 2011 di fronte alla prospettiva del fallimento o del salvataggio, optò per questa seconda soluzione accollandosi praticamente in solitudine una situazione debitoria pesante che nel corso degli anni è riuscito a risolvere salvando così anche i suoi crediti. Magari avrebbe potuto gestire diversamente la situazione tecnica, tirare meno la corda. Resta il fatto che Luciano ha fatto importanti sacrifici economici”.
Si parla di cordate per rilevare il club. Qual è il suo auspicio?
“Auspico che il nuovo proprietario, se ci sarà, rilevi la società in toto e indichi alla città i suoi progetti in modo tale che al più presto il Basket Rimini ritorni ai massimi livelli che gli competono”.
Che valore può avere il club?
“Il valore del club non è legato al titolo sportivo ma dai crediti che contiene, cioè i parametri dei giocatori. E’ legittimo che Capicchioni non ceda gratuitamente il titolo, neppure io lo regalarei”.
Stefano Ferri