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Rimini Calcio, Pasquale Traini: "Mio figlio Michael ha realizzato un sogno. In C può dire la sua"

Sport Rimini | 16:23 - 16 Aprile 2018 Rimini Calcio, Pasquale Traini: "Mio figlio Michael ha realizzato un sogno. In C può dire la sua"

Michael Traini è un figlio d’arte. Suo padre Pasquale (nella foto con la moglie Gioia e gli altri figli due figli Giacomo e Selvaggia accanto alla bandiera biancorossa col numero di maglia 88 di Michael) ha vestito la maglia del Rimini in serie B per due anni ai tempi di Maurizio Bruno e in carriera ha centrato tutte le promozioni, dalla serie D alla A. “Ma Michael sa cosa mi risponde? Che lui ha vinto due campionati (Santarcangelo e Rimini), ma rispetto a me ha segnato due reti nei preliminari di Champions ed Europa League con la Folgore” sorride Pasquale.
Pasquale Traini, come ha visto l’impresa del Rimini?
“La società sotto sotto ci credeva e quando ha visto che le favorite Imolese, Fiorenzuola e Lentigione non erano imbattibili, è intervenuta sul mercato di gennaio con ottimi investimenti. Si è rivelata la strategia vincente. Non so quali altri club lo avrebbero fatto. In due anni due promozioni sono tanta roba tenendo conto che la stagione scorsa, quella di avvio, si è partiti in forte ritardo, ad agosto inoltrato. Il club ha mostrato grandi capacità di gestione e di competenza tecnica”.
Suo figlio Michael è arrivato a dicembre dalla Bustese.
“Aveva segnato cinque reti (quattro quelle realizzate in biancorosso, tutte di fila, di cui tre di testa), ma la squadra non era forte a tal punto da lottare per vincere come gli era stato prospettato all’inizio dai dirigenti; a quel punto ha preferito ritornare nella sua città rinunciando ad un ingaggio migliore. Aveva voglia di mettersi in discussione. Ha fatto la scelta giusta. E’ stato stracontento di tornare a Rimini, la sua città. In ballo c’era anche la Sanremese, club che metteva sul piatto un ingaggio migliore e in quel momento prima in classifica, ma lui non ci ha pensato un attimo. Si è trovato bene, si è messo a disposizione della squadra. All’inizio ha dovuto prendere le misure, quando entri in un contesto già affiatato non è facile. Applausi a tutti”.
Che consigli ha dato a Michael?
“Non ci crederete, ma lui è uno che fa di testa sua sempre. Nei suoi trascorsi marchigiani l’ho sempre seguito (ha vestito le maglie di Ancona, Jesi, Civitanovese) e così in questa stagione. Quando lo sollecito per sapere qualcosa, gli faccio delle domande, lui glissa: ‘Le solite cose. Come al solito’ le uniche sue parole.
Michael è un giocatore di categoria: 12 stagioni di serie D. Come lo vedrebbe in serie C?
“Suo malgrado è diventato un giocatore di categoria. Ha perso l’autobus gusto nella stagione della promozione del Santarcangelo dalla D alla C2. Non è stato riconfermato, non rientrava per età tra gli under e la società ha fatto altre scelte. Peccato. Per le sue caratteristiche ce ne sono pochi di giocatori come lui in categoria. Michael può fare bene anche in serie C, sono pronto a scommetterci. In questo mondo vieni bollato con un marchio dagli addetti ai lavori, ma le certezze non le danno neppure i giocatori collaudati e il fatto che io sono suo padre non lo ha aiutato: i dirigenti si sono sentiti spesso  condizionati. Se non avesse portato il cognome Traini avrebbe fatto una carriera migliore. E’ stato anche sfortunato Michael”.
Si spieghi meglio.
“Quando ad inizio carriera il Rimini nel settore giovanile lo lasciò libero andò al Cesena giocando in Berretti e Primavera. Castori lo convocò per la prima squadra ma in extremis si accorsero che non poteva essere messo in lista perché nel suo curriculum in bianconero c’erano solo due anni di settore giovanile invece dei quattro, cinque previsti dalla norme”.
Un giudizio su Michael?
“E’ una prima punta forte fisicamente, ha forza, qualità tecniche. E’ uno sempre in partita. Ha il fiuto del gol, ma la sua qualità migliore è il gioco aereo, sa creare spazi e opportunità per i compagni di squadra. Credo che un campionato di serie C, a Rimini, gli darebbe quelle motivazioni, quella fame ulteriore, che tante stagioni in quarta serie magari hanno in parte addormentato”.
Traini, dai suoi tempi il livello tecnico è calato. Per gli attaccanti, tanto per dire, fare gol è più semplice di un tempo.
“E’ cambiato il mondo. La prima rivoluzione l’ha portata Sacchi, per cui i difensori devono essere eclettici, universali. Poi c’è il discorso fisico e atletico e l’ingresso in modo massiccio della tecnologia.  Quindi la regola degli under, per cui si fa la squadra con la carta di identità e si va a caccia dei contributi federali. Infine c’è il discorso della formazione giovanile. Si cerca il risultato subito, non c’è pazienza per il lavoro degli istruttori che anzi sono merce sempre più rara”.
Stefano Ferri

Rimini Calcio, Pasquale Traini: "Mio figlio Michael ha realizzato un sogno. In C può dire la sua" - Foto 1
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