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Riccione, una folla per l'ultimo saluto al grande Spartaco Selva. "Con l'Asar ha realizzato un miracolo"

Attualità Riccione | 19:45 - 09 Aprile 2018 Riccione, una folla per l'ultimo saluto al grande Spartaco Selva. "Con l'Asar ha realizzato un miracolo"

Spartaco Selva può andare fiero. Ha lasciato un gran segno, un bel segno. Se ne è avuta dimostrazione lunedì pomeriggio nella chiesa Mater Admirabilis di Riccione dove si sono celebrati i funerali del presidentisismo dell’Asar, la società calcistica del quartiere Abissinia che questo omone di 88 anni fondò con una manciata di amici  all’inizio degli anni Settanta. Pareva una sfida impossibile, invece con pazienza e tanto lavoro il miracolo si realizzò.
Spartaco assieme agli altri amici diede vita ad un gioiello che ancora oggi vive grazie al lavoro di tanti volontari, in cui sono cresciuti centinaia di ragazzi, educati ai valori dello sport, della vita. Un educatore a tutto tondo, animato da tanta passione e generosità, che – come ha ricordato il nipote Simone al termine della messa – non si faceva abbattere dalle avversità, dagli ostacoli che pur incontrava sulla sua strada e che anzi sapeva trasformare in energia vitale, in nuovi stimoli, idee, passione per affrontare nuove affascinanti sfide. Era uno, Spartaco, che guardava sempre il bicchiere mezzo pieno, prendeva la vita di petto, si impegnava nelle cose che faceva con il cuore, con tutto se stesso. Se l’acqua calda negli spogliatoi non funzionava, se i palloni erano sgonfi, se insomma si presentava il più piccolo problema, ecco, ci pensava lui a risolverlo. Spartaco viveva tutto il giorno al campo dell’Abissinia, il suo regno. A fine allenamento, la sera, lui era sempre lì. Se c’era da tirare su il morale alla squadra, darle la carica, ci pensava lui: a bordo campo il suo volto imbronciato col baffo da vichingo, e il suo vocione avevano il magico potere di risvegliare l’orgoglio sopito dei giocatori gialloneri. Bastava l’urlo: “Vai, Tigre, vai!”. Come ha sottolineato il figlio Saverio tratteggiando la figura del padre spulciando tra gli infiniti ricordi, Spartaco sarà sempre lì, e si sentirà ancora - c’è da scommetterlo - il suo proverbiale vocione.  Parole che hanno liberato il lungo applauso dei numerosi fedeli, il giusto tributo di chi conosceva, apprezzava, amava il presidentissimo. Già, perché Spartaco non potevi non amarlo.
In tanti hanno partecipato alla cerimonia officiata da don Valerio Celli.
C’erano allenatori e giocatori che hanno fatto la storia del club approdato fino all’Eccellenza, categoria in cui l'Asar è rimasta per cinque anni, i dirigenti di ieri e di oggi: tra gli altri l’ex presidente Ummarino (“Spartaco era un ottimista. con lui al fianco sono stati trent’anni stupendi”), l’ex segretario Rudy Bacchini, gli allenatori Terenzi (è tornato in pista al Gabicce) e Mazza, i giocatori Greco, Ceci, Tognacci, Marco Protti, Buccolo, Cavagna, Vanni. Mischiati a loro, in un’ala della chiesa, tanti altri ragazzi in divisa mentre una maglia da gioco di colore giallo è stata appoggiata sul feretro accanto alla corona di fiori. L'ex dirigente Mauro Cesarini dall'Olanda dove si trova per il suo lavoro di procuratore, ricorda così il grande amico Selva:"Era un uomo vero, una persona genuina, di grande valore a cui Riccione deve tanto. Il suo esempio deve essere la nostra bussola".
In chiesa notati altri conosciuti personaggi del calcio come il direttore sportivo dell'Atalanta Lele Zamagna, il presidente del Rimini Giorgio Grassi, Firmino Pederiva, Franco Nanni, "Martellone" Tosi, l’ex portiere Paolo Conti cresciuto nella Robur che poi si fuse con l’Abissinia dando vita all’Asar. E ancora: Ceramicola, Baldi, l'ex presidente del Misano Signorini e mister Bruno Cinti.
Stefano Ferri

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