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Quando a Pennabilli nevicò d'estate, un segno divino che diede origine alla costruzione di una chiesa

Attualità Pennabilli | 06:23 - 04 Marzo 2018 Quando a Pennabilli nevicò d'estate, un segno divino che diede origine alla costruzione di una chiesa

Dopo l’ormai storico nevone del 2012, quella dei giorni scorsi è stata un’altra nevicata che passerà alla storia, oltre che per la quantità ( che comunque non ha raggiunto i livelli di 6 anni fa) soprattutto per la sua estensione: tutta Italia infatti è stata colpita da Buran, fronte freddo siberiano che ha imbiancato anche città che di neve solitamente ne vedono ben poca. La costa adriatica, e quindi l’entroterra riminese, è stata la zona più colpita dalla perturbazione: le zone dell’Alta Valmarecchia hanno dovuto affrontare altri giorni difficili, come successe nel 2012, e i tg regionali e nazionali hanno fatto diversi servizi dai comuni di Pennabilli, Novafeltria, Perticara e limitrofi, proprio perché i più colpiti dal maltempo.
Ma, pur nella sua eccezionalità, la neve a febbraio non è poi così insolita, anzi, negli ultimi anni, il secondo mese dell’anno è solitamente il più freddo e nevoso. E gli abitanti della Valmarecchia sono abituati e attrezzati alle grandi nevicate invernali e non si scompongono più di tanto, sapendo che in caso di primavere particolarmente fredde potrebbe nevicare anche fino ai primi di aprile.
Ma in queste zone, a metà del ‘700 successe un fatto che rese una nevicata davvero unica ed eccezionale. Gli abitanti della frazione di Ca’romano (a pochi km da Pennabilli) volevano costruire una piccola chiesa in onore della Madonna, riutilizzando le pietre gotiche di un’antica cappella ormai scomparsa. Tuttavia gli operai per molti anni non riuscirono a trovare un luogo che garantisse sufficiente sicurezza e stabilità dove collocare l’edificio. Gli anni intanto passavano e non si riusciva a costruire questa chiesa. Fino a che, secondo la tradizione, il 5 agosto del 1754, una miracolosa nevicata imbiancò un rettangolo di terra in una radura del bosco ai confini con la provincia di Arezzo. Gli abitanti del luogo interpretarono questo fatto come un segno divino e costruirono la chiesa sulla zona in cui aveva nevicato, dedicandola alla Madonna della neve che aveva indicato loro il luogo dove erigerla. Ancora oggi, ogni 5 agosto, la frazione di Ca’ Romano fa festa ricordando questo evento.
Ora questa piccola chiesa ospita una grande opera in ceramica realizzata dall’artista faentina Muki ed è uno dei 7 luoghi dell’anima, il museo itinerante ideato da Tonino Guerra, che oltre alla chiesa comprende l’orto dei frutti dimenticati, l’angolo delle Madonne abbandonate, il santuario dei pensieri, la strada delle meridiane, l’angelo coi baffi e il giardino pietrificato.
Gli abitanti di queste zone sono dunque ben abituati alla neve, e non si fanno sorprendere da essa, neanche se cadesse in piena estate.