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Gioco d’azzardo e turismo, una relazione sottovalutata dall’Italia?

Attualità Nazionale | 16:28 - 26 Gennaio 2018 Gioco d’azzardo e turismo, una relazione sottovalutata dall’Italia?

Si può costruire il turismo sul gioco d’azzardo? Chiedetelo agli Stati Uniti, che accanto alle numerose bellezze naturali e storiche hanno inserito la capacità di creare le città del divertimento per attirare turisti da tutto il mondo. O a Macau, il paradiso fiscale dei giocatori, il nuovo must per chi cerca di fare dell’azzardo la propria professione. L’Italia però non sembra avere imparato la lezione, e non ha ancora pensato di monetizzare il gambling come avviene in altre zone d’Europa e del mondo. Con due risultati: nel Paese il turismo per l’azzardo è inesistente, e l’attenzione dell’industria si concentra sui soli cittadini.
La constatazione è semplice, osservando la disposizione dei casinò terrestri. Sono soltanto quattro, tutti posizionati nell’Italia settentrionale, la metà oltre i confini. In un Paese in cui il turismo è una risorsa fondamentale per l’economia, la totale assenza di una città del divertimento è quasi un paradosso. Certo la penisola non offre l’ampio deserto che il Nevada ha messo a disposizione degli Stati Uniti per costruire dal nulla la città dei vizi per antonomasia, ma uno sforzo maggiore potrebbe essere compiuto. Soprattutto in prossimità delle città d’arte o balneari, prese d’assalto ogni anno da migliaia di turisti. Solo Venezia di fatto ha un’offerta competente in questo campo, mentre le altre grandi città si limitano a offrire slot machine nei mini-casinò.
I limiti della politica contraria alla realizzazione di grandi casinò sono evidenti nella raccolta. Secondo i dati sul mercato del gambling pubblicati da Giochi di Slots, nel 2016 gli italiani hanno speso 96 miliardi di euro in scommesse, per vincite che non hanno superato i 76 miliardi di euro. I 20 miliardi sono stati divisi equamente tra Stato ed esercenti, un incasso che di sicuro fa comodo all’erario. Sorge tuttavia spontaneo chiedersi quanto potrebbe essere utile l’attuazione di un progetto per portare una maggiore densità di casinò sul territorio nazionale. Se il timore è che possano aumentare le giocate del popolo italiano, si può tranquillamente rispondere che l’emergere di una politica a favore dei casinò terrestri porterebbe a una riduzione dell’offerta capillare nelle città. Ad oggi chiunque può trovare decine, spesso centinaia, di slot machine nelle ricevitorie e nei bar del proprio paese. Una riduzione di questo tipo di fenomeno, accompagnata dalla nascita di alcuni grandi casinò per i turisti, non potrebbe che giovare alle tasche dei cittadini italiani. E dello Stato, appunto.
Non bisogna dimenticare infatti che la tassazione sulle scommesse è piuttosto importante. Le new slot pagano allo Stato il 19% delle vincite, le videolottery il 6%. Non bisogna dimenticare comunque che il payout non può essere inferiore al 70%, e quindi la percentuale di margine di guadagno dell’esercente è piuttosto cospicua. Non bisogna poi dimenticare che nuovi casinò porterebbe un aumento dei posti di lavoro, pagati per lo più dai ricchi turisti in visita all’Italia. E ricordiamo che un aumento delle strutture apposite per il gioco, se accompagnato da una riduzione dei posti in cui scommettere all’interno delle piccole città, non sarebbe deleterio per i cittadini locali. Insomma, se il turismo è una delle armi più potenti dell’Italia, perché non sfruttarla in tutto il suo potenziale?

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