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Crescita rilevante dell'export a Rimini grazie al traino dei prodotti alimentari e delle bevande

Attualità Rimini | 17:29 - 15 Gennaio 2018 Crescita rilevante dell'export a Rimini grazie al traino dei prodotti alimentari e delle bevande

Secondo i dati Istat, nei primi nove mesi del 2017, i territori dell’aggregato Romagna – Forlì-Cesena e Rimini hanno registrato una dinamica particolarmente positiva delle esportazioni, dinamica diffusa in tutti i principali comparti produttivi, a conferma della progressiva ripresa del sistema economico. L’elaborazione dei dati, curata dall’Ufficio Statistica e Studi della Camera di commercio della Romagna, indica un valore delle esportazioni cumulate nei primi nove mesi del 2017 pari a circa 4,4 miliardi di euro. La crescita rilevata rispetto allo stesso periodo del 2016 è stata del 7,5% a fronte di un aumento del 5,8% a livello regionale e del 7,3% a livello nazionale. Le esportazioni del territorio Romagna costituiscono il 9,9% del totale regionale.


Nel periodo considerato Rimini si posiziona al 3° posto a livello regionale nella graduatoria decrescente delle province per variazione delle esportazioni. L’export provinciale costituisce il 4,0% di quello dell’Emilia-Romagna.


Buona la performance dell’export del territorio riminese nei primi nove mesi del 2017: +7,4% rispetto ad analogo periodo 2016, dinamica superiore alla media regionale (+5,8%) e in linea con il dato nazionale (+7,3%). Risultato positivo determinato soprattutto dalle esportazioni del settore tessile-abbigliamento-calzature (+7,9%) che costituisce circa un terzo dell’export provinciale, dei macchinari ed apparecchi (+11,8%) e dei prodotti alimentari e delle bevande (+40,1%); in flessione, invece, uno dei principali settori rappresentato dai mezzi di trasporto (in particolare navi e imbarcazioni) (-18,8%). Le esportazioni verso i Paesi della UE (che incidono per il 52,1% del totale delle esportazioni provinciali) crescono dell’8,7%; tra le altre macro aree maggiormente significative, aumenta l’export verso i Paesi Europei non UE (+27,3%), l’America Settentrionale (+11,6%) e l’Asia Orientale (+17,4%).