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Federmoda Rimini contro l'apertura dei due nuovi iper, presidente Zanzini "ferita economica e sociale"

Attualità Rimini | 10:22 - 06 Dicembre 2017 Federmoda Rimini contro l'apertura dei due nuovi iper, presidente Zanzini "ferita economica e sociale"

Una "ferita urbanistica, economica e sociale". Cisì Giammaria Zanzini presidente Federmoda Rimini e membro direttivo Confcommercio, definisce la realizzazione dei due nuovi iper tra San Giovanni, Cattolica e Misano. Dopo il "lieve ricostituente" per i negozi avuto con il Black Friday e con il Natale alle porte e il prossimo arrivo dei saldi, Zanzini punta il dito contro i nuovi centri commerciali. Non arriva la crescita dei consumi interni, le piccole imprese rimangono al palo, i negozi di vicinato scompaiono e non si intravedono spazi per la difesa di piccoli e medi esercizi. Non sarebbe necessario, secondo Zanzini, altri due Iper in un territorio che tra Savignano, Pesaro e San Marino vede già aperti più di 10 ipermercati. Federmoda e Confcommercio "chiederanno una firma a tutti i commercianti ed esercenti del loro territorio. Obiettivo, fermare un progetto che non migliorerà la vita sociale economica di San Giovanni, Cattolica, Valconca e dell’intera riviera. Un firma per aprire un tavolo pubblico di confronto e discussione tra cittadini, categorie del commercio e amministrazione locale."

Di seguito la nota stampa di Giammaria Zanzini

Il Black Friday, ina Italia 1 miliardo e mezzo d’euro d’acquisti, è alle spalle. Lieve ricostituente per i piccoli e medi esercizi al dettaglio, meglio per i centri commerciali, boom per vendite on line: + 219% rispetto al 2016 (dati Criteo). Ci avviciniamo al Natale e tra poco partirà anche il nuovo tormentone: saldi, svendite, offerte. Attendiamo la delibera regionale per sapere quando inizieranno e finiranno. Ci auguriamo non ci siano deroghe o permessi speciali entro 30 giorni dall’inizio dei saldi, per questa o quella città. Noi italiani siamo bravissimi a fare eccezione per noi stessi e i nostri interessi personali. Cosa appena rivista nel “venerdì nero”. C’è chi la fatto un giorno, chi due e chi tutto il wekeend, con una corsa precipitosa all’ultimo ribasso. Il problema del commercio al dettaglio, però, non sono prezzi più bassi delle merci ma una crescita dei consumi interni che non arriva. Basta osservare cose succede dentro ai negozi della riviera: code e affollamento zero. L’ufficio studi di Confcommercio lo mette nero su bianco. Nel 2017 l’aumento dei consumi delle famiglie italiane sarà attorno all’1,4%. Nella UE solo Francia (+1,1) e Grecia (+0,9) fanno peggio. Ma quello su cui riflettere è che nonostante le vendite al dettaglio siano in leggera ripresa nei primi 9 mesi di quest’anno (+0,4 per cento), la cosa non vale tutti. Le piccole imprese rimangono al palo, cresce invece la grande distribuzione. Dal 2006 al 2016, il valore delle vendite al dettaglio nell’artigianato e nei piccoli negozi di vicinato, è crollato del 13,1 per cento. Nella GDO, invece, è aumentato del 6,2 per cento. Stessa cosa nei primi 9 mesi di quest’anno: negli Iper vendite con segno + 1,7%, nei piccoli negozi - 0,6 %. La causa non è solo la crisi economica. Il commercio al dettaglio, abbigliamento, moda, alimentari, è stato l’unico settore del nostro Paese sottoposto a liberalizzazione selvaggia. Ordini professionali e altre categorie (farmacisti, taxisti, banche, ecc.) hanno fatto le barricate e ne sono rimasti fuori. Per Bersani e Monti liberalizzare le licenze, cambiare destinazione d’uso senza problema, avrebbe creato un mercato dinamico, favorito la crescita, nuove aperture, avvantaggiato i consumatori. Nessuna ha visto niente di tutto questo. È accaduto il contrario. Ma il vero problema è che nessuno sembra interessato a mettere a tema questo fatto. Nessuna pianificazione o progetto sul commercio di qualità. Nessuna difesa di piccoli e medi esercizi. I Negozi di vicinato scompaiono e da un giorno all’altro scopriamo che nel nostro territorio arrivano altri due iper. Uno di 12.000 metri quadrati, tra San Giovanni e Cattolica e uno zona Misano, di 32000.  Il tutto in un territorio che, nel triangolo Savignano, Pesaro, San Marino, vede già aperti e operativi più di 10 Ipermercati. La ricetta è vecchia e sbagliata. Sarà solo una nuova mega colata di cemento, nociva per ambiente e paesaggio, un’ulteriore aumento del traffico automobilistico, senza alcuna ricaduta economica per il territorio. In sintesi, subiremo l'ennesima ferita urbanistica, economica e sociale. Per questo, Federmoda e Confcommercio della provincia di Rimini, chiederanno una firma a tutti i commercianti ed esercenti del loro territorio. Obiettivo, fermare un progetto che non migliorerà la vita sociale economica di San Giovanni, Cattolica, Valconca e dell’intera riviera. Un firma per aprire un tavolo pubblico di confronto e discussione tra cittadini, categorie del commercio e amministrazione locale. Il rilancio della nostra economia passa, anche e soprattutto, per la capacità delle Istituzioni di condividere e concertare ogni scelta di sviluppo nel campo del commercio. Esattamente ciò che, colpevolmente, non è avvenuto in questi due casi”.


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