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Sequestro di profumi poi restituiti, erano fac-simili degli originali. L'etichetta spiegava la loro origine

Cronaca Riccione | 17:19 - 13 Ottobre 2017 Sequestro di profumi poi restituiti, erano fac-simili degli originali. L'etichetta spiegava la loro origine

Un commerciante del Bangladesh avrà in restituzione un'ampia gamma di profumi che vendeva nei suoi due negozi di Riccione, uno nel salotto della Perla Verde, l'altro sul lungomare. Merce che era stata tutta sequestrata perché contraffatta: essenza identica, confezione simile a quella dei profumi originali. Il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta presentata dall'avvocato Massimiliano Orrù, annullando il decreto di convalida del sequestro emesso dal Sostituto Procuratore Luigi Sgambati, a seguito di un controllo operato dalla Guardia di Finanza lo scorso 29 luglio. Il commerciante si era rifornito di profumi presso una nota azienda del Sud Italia, specializzata nel replicare le essenze aromatiche delle maggiori griffe. Nelle etichette è specificato che la fragranza è simile a quella messa sul mercato da una specifica marca, una sorta di avviso esplicito al compratore. Ad ogni modo, in base a un orientamento giurisprudenziale sostenuto da una sentenza della Cassazione, si configura il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti, con segni falsi, anche quando la lesività del comportamento non è diretta all'acquirente, che sa di aver acquistato un prodotto non originale, quanto a tutti gli altri cittadini. Ad esempio se una persona acquista una borsa Louis Vuitton a un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato, è consapevole di non acquistare merce originale. Le persone che vedranno però quella borsa non potranno distinguere se si tratti di un 'tarocco' o di un prodotto 'genuino'. In sostanza l'etichetta potrebbe non mettere in salvo il venditore di profumi. Ad ogni modo l'azienda che li produce è uscita vittoriosa da diversi contenziosi giudiziari.

Foto di repertorio

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