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L'Indiscreto: Rimini Calcio, le colpe non sono solo di Muccioli. Società, basta show e teatro

Sport Rimini | 15:03 - 11 Ottobre 2017 L'Indiscreto: Rimini Calcio, le colpe non sono solo di Muccioli. Società, basta show e teatro

Lo sappiamo. In Italia è quasi impossibile ragionare di calcio svincolandosi dalla logica del tifo, dell’ultimo risultato che cancella tutto il resto, portando  l’attuale settimo posto del Rimini in coabitazione con altre due corazzate (?) come Imolese e Forlì all’equivalente di ultimo. Arrivati al debutto in stagione col Fiorenzuola, in effetti i biancorossi si sono sciolti come le ali di Icaro al cospetto del sole dilettantistico, in verità mai cosi caldo e splendente nel corso di queste prime sette gare del torneo. Stanco, incerottato, disattento da paura, vittorie da brivido con Tuttocuoio e Castelvetro fino alla fatale Sangiovannese.  Il Rimini ha pagato il conto salato con la dea bendata. Tre sfide negli ultimi sette giorni, rese ancora più massacranti da un calendario insensato, sul quale la LND dovrà riflettere seriamente, specie sugli orari dei turni infrasettimanali. L’andamento a suon di colpi di fortuna ha nascosto l’evidenza, accantonando nella fattispecie  lacune tattiche e prestazioni dei singoli protagonisti. L’andamento in sostanza aveva legittimato un ottimismo poi rivelatosi privo di fondamento. I tifosi  del giorno (x), quello indicato come prima sconfitta in stagione, hanno imputato a Muccioli errori di modulo e uomini. L’allenatore biancorosso può serenamente infischiarsene come ha già fatto. A chi scambia per presunzione la volontà di giocare la palla, a chi rimpiange Mastronicola, Muccioli fa bene a non rispondere. La via intrapresa, basata su un gioco palleggiato, ragionato, propositivo, è quella più complessa, ma forse l’unica soluzione per tornare a divertirsi. Con la Sangiovannese è arriva la prima caduta ma il Rimini, a sentire le dichiarazioni del dopogara dello stesso Muccioli, non ha rinunciato ad essere ( per almeno un’ora) la squadra che ha in mente. Una squadra che prova a giocare il pallone, a lavorare di collettivo prima che col talento dei singoli. Ma proprio i singoli non riescono ad esprimersi al meglio. Buonaventura, perde la vena realizzativa, spizzica il pallone a destra e a sinistra non trovando più il volo dell’angelo Arlotti, pronto ad inserirsi e a trovare gol di rapina. Guiebre, sulla fascia, devastante come non mai nella seconda parte del precedente torneo, quest’anno alterna prestazioni di alto livello a performance non certamente da ricordare. Ambrosini che dovrebbe essere uno dei leader non riesce ad esprimersi come dovrebbe. A chi la colpa? L’allenatore deve ragionare tirando fuori il meglio dai rispettivi calciatori. Se è vero che è passato alla lode per quanto fatto vedere in quel di Romagna Centro - secondo i tuttologhi del calcio nostrano- allora è  il momento di dimostrare che alla pasta già pronta, considerate le tante conferme, vada aggiunto il sale, altrimenti si diventa dei veri esperti nel riconoscere il sapore autentico di quel che si mangia e badate bene che  quel che si mangia in questo momento significa pietà per il nostro corpo ma non solo anche per il nostro olfatto, per la nostra vista e per l’udito nel caso dello stesso tecnico (rif. alle tante critiche ricevute). Ma la colpa è solo di Muccioli? No! La colpa è anche della società. Non scriviamo questo articolo solo perché il Rimini ha perso. Sarebbe troppo facile soffermarci sulla gara di domenica, ma consideriamo tutte le gare viste all’opera fino a questo momento. Gioco zero! Confusione totale, disattenzioni fatali e difensori divenuti migliori attaccanti con Scotti spesso migliore in campo.  Montanari e Simoncelli presentati in grande stile, solo per citarne due. Obiettivo? Consolidamento. Troppo facile aspettare l’inizio di stagione per tale giustificazione. Rimini è obbligata a vincere. Rimini ha fame di calcio. Rimini ha bisogno di sentirsi protagonista. Rimini vive di calcio. Non parliamo di allestimento della rosa, non parliamo di budget, non parliamo di web tv, sponsor, marketing o cose simili, parliamo di calcio, se il modello deve essere Cittadella o Pro Vercelli per tornare un giorno B, e se l’obiettivo in dieci anni (battute a parte) è  quello di approdare nella massima serie, non c’è tempo di fare teatro o personal show, occorre sedersi a un tavolo, attuare una strategia vincente e circondarsi di attori chiamati calciatori che possano contribuire alla risalita calcistica di questa città.  La società deve studiare e tanto, come del resto va migliorata la nostra cultura sportiva che attraverso la penna si limita a scrivere  e a raccontare semplicemente la realtà dei fatti, triste ma veritiera come non mai!

Daniele Manuelli

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