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Sicurezza, a Rimini oltre 60 reati commessi ogni giorno. Denunce in calo ma seconda provincia più pericolosa d'Italia

Attualità Rimini | 11:07 - 09 Ottobre 2017 Sicurezza, a Rimini oltre 60 reati commessi ogni giorno. Denunce in calo ma seconda provincia più pericolosa d'Italia

Una media di 66 reati e mezzo al giorno. Questa la fotografia di quanto accaduto nel Riminese secondo la tradizionale classifica elaborata da “Il Sole 24 Ore” riguardante i reati denunciati relativi all’anno 2016. Numeri che confermano il nostro territorio al secondo posto a livello nazionale alle spalle di Milano e davanti a Bologna. Nonostante il secondo gradino del podio i numeri fanno però registrare un calo dei reati denunciati passati dai 26.136 del 2015 ai 24.261 del 2016, con una diminuzione pari al -7.2%, dunque sostanzialmente in linea con il trend nazionale che parla di un -7.4%. Nello specifico la provincia di Rimini si piazza al 1° posto per i furti (4.829 le denunce, con una diminuzione del 7% rispetto al 2015) e i borseggi (1.062, in linea con quanto accaduto l’anno precedente). Quattordicesimo posto a livello nazionale per i furti in abitazione (531 ogni 100mila abitanti) e 9° per quanto concerne gli scippi (43,1 ogni 100mila abitanti ma in calo, rispetto al precedente periodo, di un significativo 17%). In aumento, invece, la voce “estorsioni” che con quasi 26 denunce ogni 100mila abitanti fa registrare un +40% rispetto al 2015 e piazza Rimini al 9° posto a livello nazionale per questo tipo di reato. Non si è fatto attendere il commento del presidente della Provincia, e sindaco del comune capoluogo, Andrea Gnassi che ha parlato di “sensibile calo dei fatti criminali rispetto all’anno precedente, in linea con un trend in costante discesa dal 2014 in avanti”. Dopo aver ricordato anche in questa occasione come i dati relativi al territorio risentano dell’afflusso turistico che lo portano ad assumere dimensioni pari a quelle di una grande città Gnassi ha rinnovato l’appello al governo centrale. “Occorre finalmente che lo Stato guardi a Rimini per quello che fa e che è davvero, dotandola delle risorse e degli strumenti necessari a un territorio formato da 25 Comuni, 335 mila residenti effettivi e oltre 400 mila reali tutti i giorni che vengono in terra”.

La dichiarazione integrale del presidente della Provincia, Andrea Gnassi.

“La classifica 2016 dei reati denunciati per Provincia, pubblicata quest’oggi dal quotidiano ‘Il Sole 24 Ore’, conferma due elementi statistici per i 25 Comuni del territorio riminese: un sensibile calo dei fatti criminali rispetto all’anno precedente (- 7,2 per cento), in linea con un trend in costante discesa dal 2014 in avanti. In tre anni, nella provincia di Rimini, sono stati denunciati 2.480 reati in meno, per una percentuale in diminuzione del 9 per cento circa. Un dato, questo, molto interessante.

Anche per il 2016 il territorio riminese, così come accade ogni volta dal 1998 ad oggi allorché mai si è scesi dal podio, non si sposta dagli ultimi posti della graduatoria. Il Sole 24ore ha già spiegato più di una volta chiaramente come, dal punto di vista dell’analisi statistica, la provincia di Rimini sia penalizzata dal fatto di avere una popolazione di appena 335 mila persone che i flussi turistici portano però alla dimensione di una grande città. Per la cronaca, ai residenti ufficiali, i 25 Comuni riminesi aggiungono ogni anno circa 16 milioni di presenze turistiche certificate ISTAT, più almeno altrettante di cosiddetti escursionisti, e cioè turisti che restano su questo territorio per lo spazio di una giornata senza pernottare. Sono circa 30 milioni di ‘residenti aggiunti’ che, se spalmati statisticamente lungo l’arco dell’anno, farebbero aumentare il carico demografico provinciale sino a passare la barriera dei 400 mila cittadini. Oltre 75 mila ‘nuovi cittadini’, distribuiti armonicamente lungo l’intero arco dell’anno, più o meno il 20 per cento di popolazione in più. Ed è chiaro che questo, se applicato, avrebbe un’influenza statistica sensibile, e comunque molto superiore a quella di altri territori, vista la dimensione demograficamente contenuta della nostra provincia. Dunque, se, da un lato, come ha più volte affermato la Prefettura scrivendo ufficialmente anche al Sole 24 Ore, una corretta formulazione della cosiddetta ‘correzione turistica’ determinerebbe una posizione sensibilmente differente per il territorio riminese; dall’altro è doveroso mettere in fila alcuni ragionamenti su cosa quei numeri possono indicarci come spunti di lavoro. C’è sicuramente nei nostri territori una propensione alla denuncia ancora molto alta, figlia di una solida relazione fiduciaria tra cittadino e istituzione. E questo è sicuramente un valore civico, nonostante l’evidente penalizzazione statistica rispetto magari altri territori.

Ma come ho detto anche di recente, c’è probabilmente in concomitanza con l’esplodere della crisi economica, un meccanismo di ‘maggiore attrattività’ nei confronti della criminalità da parte di quei territori che meglio si difendono dalla difficile congiuntura economica. Questo, ad esempio, potrebbe spiegare la persistenza, in provincia di Rimini e in altri aree ‘ricche’ del centro nord, di fenomeni predatori quali i furti (seppur in calo del 7 per cento sul territorio riminese) e i borseggi. E’ un aspetto, questo, di un lavoro che va analizzato e affrontato in sede di Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, l’organismo che, in questi anni, nonostante l’evidente ‘distrazione’ delle politiche nazionali della sicurezza per un’area così particolare come quella riminese, ha organizzato le strategie e il contrasto, capace di garantireo costantemente adeguati livelli di sicurezza in tutti e 25 i Comuni della provincia di Rimini.

Ma è uno sforzo che non può essere infinito: è chiaro come senza la collaborazione tra Prefettura, forze dell’ordine e Comuni, che ormai quotidianamente ‘mettono a disposizione’ le loro polizie municipali per compiti di ordine pubblico che vanno bel oltre il mansionario istituzionale, la situazione sarebbe molto più grave. Da 30 anni la Provincia di Rimini sta chiedendo il potenziamento permanente degli organici di polizia e la ‘promozione’ della sua Questura, ora formalmente relegata in una fascia inadeguata. E questo in virtù della particolarità di questo territorio, storicamente molto più esposto di altri, specie in estate, alle potenziali aggressioni della criminalità. Le risposte sono sempre contingenti e mai strutturali: l’evidente difficoltà di uno Stato che non ce la fa si ripercuotono sugli Enti locali che, oltre a non avere le risorse, spesso non hanno neanche le competenze di legge per intervenire. Nell’ultimo anno e mezzo, e anche in questi mesi, abbiamo mosso le nostre carte a Roma, con il Ministero degli Interni, per avere risposte positive su due fronti: la ‘promozione’ della Questura dalla fascia C a quella B, che consentirebbe di avere incrementi strutturali delle dotazioni degli organici di polizia; lo spostamento della Polizia nella nuova sede, oggetto di un contenzioso infinito con il privato. Io credo che i prossimi mesi, non anni, saranno decisivi. Occorre finalmente che lo Stato guardi a Rimini per quello che fa e che è davvero, dotandola delle risorse e degli strumenti necessari a un territorio formato da 25 Comuni, 335 mila residenti effettivi e oltre 400 mila reali tutti i giorni che vengono in terra.”

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