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Riparte la raccolta dei tartufi in collina, ma difficile convivenza con la caccia e rischio multe salate per i tartufai

Attualità Rimini | 13:02 - 17 Settembre 2017 Riparte la raccolta dei tartufi in collina, ma difficile convivenza con la caccia e rischio multe salate per i tartufai

Dal 20 settembre riaprirà, nelle zone di collina della Provincia di Rimini, la caccia al pregiato 'Tuber Magnatum', conosciuto come tartufo bianco. Sono sempre di più gli appassionati riminesi che decidono di trascorrere le mattinate d'autunno alla ricerca del tartufo: per passione, per golosità perché è un alimento prelibato che arricchisce il sapore della pasta, ma anche per ricavare un guadagno dalla vendita della raccolta. La concorrenza tra i tartufai è accanita, ma allo stesso tempo c'è anche una difficile convivenza con i cacciatori. Motivo del contendere le aziende faunistico-venatorie, che vengono istituite nelle zone verdi: senza fini di lucro, sono territorio delimitati in cui è consentita e regolamentata la caccia nelle giornate indicate dal calendario venatorio. Solo il martedì e il venerdì, giorni in cui non si tengono le battute di caccia, i tartufai possono avere accesso a queste zone per raccogliere tartufi; altrimenti, oltre al rischio per la propria incolumità, c'è una sanzione di 600 euro ad infrazione. I veterani della raccolta dei tartufi lamentano la diminuizione di spazi in cui poter muoversi liberamente con il proprio cane, ma non solo: le aziende faunistico-venatorie sono gestite da un consorzio di cacciatori con un presidente ed è necessaria la firma di tutti i proprietari dei poderi e dei terreni in cui essa si estende, anche se terreni e poderi sono stati dati in affitto a terzo: a detta dei tartufai, la gestione di questa procedura è tutt'altro che trasparente. Il vero problema pratico è però un altro: la mancanza di una segnaletica adeguata. Pochi cartelli che non delimitano in modo preciso le aree faunistiche-venatorie, non visibili adeguatamente, essendo spesso inchiodati agli alberi, invece di essere installati sull'apposito palo.  Per il tartufaio diventa così difficile rispettare il divieto di ingresso alle aree faunistico-venatorie, se esse si trovano confinanti con aree libere. Inoltre il tartufaio, per legge, deve inserire in delle apposite cassette la fotocopia del proprio tesserino e individuare questi punti di raccolta è spesso più complicato di trovare il prezioso tubero nascosto sotto terra.

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