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La vita e l'attività per lo sviluppo del Comune di Novafeltria: grande partecipazione alla serata sul podestà Majolo Cucci

Attualità Novafeltria | 15:07 - 18 Agosto 2017 La vita e l'attività per lo sviluppo del Comune di Novafeltria: grande partecipazione alla serata sul podestà Majolo Cucci

Celebrare gli uomini e le donne che hanno contribuito allo sviluppo del Comune di Novafeltria. E' nata con questo intento l'iniziativa "il giardino dei ricordi", che giovedì 17 agosto ha inaugurato il ciclo di tre incontri con quello dedicato all'avvocato Majolo Cucci, ex Podestà del Comune. All'appuntamento hanno preso parte centinaia di persone, che hanno ascoltato con grande attenzione le testimonianze e le ricostruzioni storiche dei relatori. 


Dopo i saluti dell'Amministrazione Comunale, per voce del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Elena Vannoni, ha preso parola l'insegnante Gabriella Varotti, il cui padre Amedeo, scrittore e ricercatore storico-culturale, scrisse il libro "Majolo Cucci. Figlio benemerito del Montefeltro". Cucci infatti, dopo i trascorsi nel partito Repubblicano, si arruolò nel corpo dei bersaglieri, combattendo eroicamente fino a quando fu costretto a lasciare l'esercito per le ferite riportate. E' stato menzionato un importante aneddoto sull'ospedale "Sacra Famiglia" di Novafeltria: Majolo Cucci cercò i finanziamenti per il nosocomio, progetto bloccato dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Fu proprio Amedeo Varotti a proseguire il lavoro di Cucci, fino all'inaugurazione dell'ospedale, nel 1960. 


In tema di opere pubbliche, il secondo relatore della serata Domenico Bartoli ha elencato quelle realizzate con il benestare di Cucci, podesta del Comune di Mercatino Marecchia (Novafeltria) dal 1932 al 1944: tra le principali citiamo il sistema fognario, alloggi e case popolari a Perticara per i minatori della Montecatini, bagni pubblici e il Dispensario Farmaceutico antitubercolare (l'attuale Biblioteca Comunale). 


Terzo relatore, l'avvocato Bianca Barbieri, co-organizzatrice della serata e nipote di Majolo Cucci, che si è soffermata sul ricordo della persona, con numerosi aneddoti della sua vita. Tra questi l'arresto dopo la Seconda Guerra Mondiale e il giudizio dell'Alto Commissariato con la piena assoluzione. In merito centinaia di persone di Novafeltria firmarono un documento che attestava l'assenza di prove di "settarietà e di intemperanza fascista" (in base a quanto previsto dal decreto legislativo luogotenenziale n. 159), ma solo il suo pieno interessamento delle questioni amministrative del Comune e delle frazioni. Spesso Cucci entrò in conflitto anche con le gerarchie fasciste. La dott.ssa Barbieri ha sottolineato il suo impegno per salvare diverse persone dalla deportazione e nell'approvvigionamento dei partigiani nascosti a Casteldelci, sottoponendosi anche a rischi, intervenendo personalmente alla liberazione di persone arrestate dai Tedeschi quali sospetti partigiani. Gli stessi cittadini, nella lettera sopracitata, evidenziarono che il mantenimento del ruolo di Podestà, durante l'occupazione tedesca, fu l'espressione di un desiderio della maggioranza della popolazione, al fine anche di provvedere ai bisogni della stessa.


Nel suo intervento, l'avvocato Barbieri ha anche raccontato con dovizia di particolari l'attività professionale del suo discendente, molto abile soprattutto nelle arringhe difensive. Lo studio di Cucci fu poi ereditato dall'avvocato Davide Barbieri, padre di Bianca. Quest'ultima ancor'oggi indossa la toga del suo celebre predecessore, mentre nel suo studio, che tra qualche anno festeggerà il centenario dalla fondazione, ci sono ancora scrivanie e mobili dell'epoca. 


Alla serata, allietata dagli applauditi intermezzi musicali di Mauro e Francesco Menghini, che hanno riproposto brani di inizio '900, doveva partecipare anche il nipote di Majolo Cucci, Italo. Il noto giornalista sportivo, bloccato a Roma da impegni di lavoro, ha comunque inviato un messaggio che è stato letto dall'avvocato Bianca Barbieri.


Di seguito il messaggio: 


"Ero a Casa Cucci, quel giorno, come spesso mi capitava fin dal dopoguerra, quando lo zio Majolo e la zia Lisetta mi presero in consegna, ragazzino, mentre papà era 'in collegio' a Urbino, ospite dei vincitori. Mario, Rina e Annamaria mi volevano bene. Mi ricordo che a quel tempo stava con noi anche un orfanello di Cassino, frutto dei 'distratti' bombardamenti americani, gli stessi che avevano raso al suolo - per sbaglio, naturalmente -  anche Rimini. Quel 18 giugno del Cinquantacinque avevo da poco compiuto sedici anni. Senza feste. C’era un gran silenzio, in casa: lo Zio stava per lasciarci, ma lucidissimo voleva salutare i suoi cari, uno alla volta. Si trattenne qualche minuto anche con Don Luigi, che rispettava perché - come lui - era stato un soldato, aveva ricevuto onori militari e aveva conosciuto anchecampi di concentramento tedeschi. Cosí se ne andò lo Zio severissimo e dolcissimo insieme, con quegli occhi mobilissimi che trasmettevano simpatia, comprensione, amore. In casa crebbe il silenzio, anche i pianti erano sommessi. Mi sentivo stranito, per me lo Zio - eroico bersagliere che m’aveva raccontato le sue battaglie, ma anche l’avvocato famoso, il politico intransigente e il capofamiglia di tutti i Cucci, generoso e protettivo - era come immortale. Mi sciolsi in lacrime il giorno dopo, quando al cimitero, nel momento dell’addio, la banda suonò 'La canzone del Piave'. Mi sentii italiano come mai ero stato prima, capii la profondità del sentimento nazionale che in quegli anni era vilipeso da politici cialtroni che avevano osato ferire anche lui, il mio Eroe: inutilmente. Lo ricordo e piango con voi, orgoglioso di essergli stato vicino fino alla fine".

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