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Confcommercio: stop alle feste nelle aziende agricole. 'Dj e comici protagonisti, non la valorizzazione del cibo'

Attualità Rimini | 12:50 - 05 Agosto 2017 Confcommercio: stop alle feste nelle aziende agricole. 'Dj e comici protagonisti, non la valorizzazione del cibo'

Il presidente di Confcommercio della Provincia di Rimini, Gianni Indino e il presidente di FIPE – Confcommercio, Gaetano Callà, intervengono nel dibattito sugli eventi organizzati dalle aziende agricole. 

“Quella di FIPE – Confcommercio non è una difesa corporativistica, ma della legalità e del rispetto delle regole – spiega Gianni Indino -, battaglie che portiamo avanti con forza da tanti anni e su più fronti. Questa accusa non può passare nel silenzio, né possiamo sentirci dire qualcosa sulla promozione del territorio, proprio a noi che siamo stati tra i principali promotori del GAL Valli del Conca e del Marecchia. Promozione del territorio su cui ci impegniamo quotidianamente e che questa estate è sfociata in un progetto che ha portato la provincia di Rimini su giornali, tv e radio nazionali e internazionali e in cui non ci siamo certo dimenticati del nostro entroterra. Un progetto che verrà potenziato anche in questa direzione, perché sappiamo benissimo che costa e colline vanno promosse in sinergia perché si tratta di un unico prodotto turistico. 

Ci fa rimanere basiti anche l’accusa di avere attaccato un intero settore. Al contrario, quella di FIPE è stata la denuncia dell’abitudine ormai consolidata di realizzare attività particolari e ben definite in spazi non consoni a tali attività. Ci sono casi eclatanti e le autorità preposte non hanno certo bisogno che si facciano nomi e cognomi: basta leggere qualche locandina. 

Da un evento spot, si è arrivati ad un’offerta strutturale che come abbiamo sottolineato crea una concorrenza sleale. Nessuno di noi ha paura della concorrenza, anzi siamo più che favorevoli perché la riteniamo uno stimolo per migliorare ed innovarsi. Siamo invece contrari a chi fa concorrenza sleale, perpetrata senza rispettare le stesse regole. Le aziende agricole vogliono diventare pubblici esercizi ed organizzatori di eventi? Benissimo. Si mettano in regola per farlo e allora capiranno anche quanto basti poco per venire sanzionati: un adempimento non realizzato, un centimetro in più, un cartello in meno… E capiranno anche quanto deve essere investito a livello economico, di tempo e di risorse per stare alle regole su igiene, sicurezza e servizi alla clientela.

Questa volta poi ci troviamo ad affrontare una questione in cui le amministrazioni, invece di affiancarci, ci sono da ostacolo nel fare emergere situazioni fuori controllo. A Domenica Spinelli, che reputo un ottimo sindaco e una brava persona, imputo il fatto che difenda questi eventi in nome della promozione del territorio. Ma se non sono fatti nella piena legalità, non possono essere difesi. Se per portare gente sul territorio è tutto concesso, facciamolo diventare un porto franco: di certo avremo la fila alla porta. Eppure non è così che si danno messaggi positivi. Queste feste non sono autorizzabili. L’azienda agricola non ha caratteristiche per sviluppare iniziative di questo tipo e le deroghe devono sparire, o valere per tutti. Perché agli altri operatori tutto ciò non è concesso? Qui non si tratta di un singolo evento, ma ormai di una regola. Abbiamo tollerato fin troppo e bene ha fatto il presidente di FIPE della nostra provincia, Gaetano Callà, a denunciare pubblicamente la situazione”.

Il presidente di FIPE – Confcommercio della Provincia di Rimini, Gaetano Callà, ribadisce che: “Una cosa sono le degustazioni dei prodotti, quali sono state le (limitate) serate di “Lume di Cantina” organizzate dalla Strada dei Vini e dei Sapori, altro è cercare una scusante per fare mera attività commerciale. In questi casi il protagonista non è più il prodotto agricolo, ma l’attenzione e il richiamo si spostano sul dj, il cantante o il comico di turno. Questa è una deriva preoccupante. Ben vengano gli eventi fatti per valorizzare il territorio, non le cene con spettacoli e artisti, messi in campo solo per fare business in modo irregolare aggirando le norme. Cucinare all’aria aperta, somministrare cibi e bevande a clientela numerosa per di più senza servizi igienici adeguati, fare pagare un biglietto, non rientrano nelle facoltà di aziende agricole e agriturismi. Come Confcommercio abbiamo sempre fatto di tutto per valorizzare il territorio e sostenere lo sviluppo dell’agricoltura, ma qui, con una citazione shakespeariana, vediamo ‘del marcio in Danimarca’”.

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