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L'indiscreto: Rimini Calcio, si riparte. Re Giorgio e il popolo biancorosso di gladiatori

Sport Rimini | 13:45 - 28 Luglio 2017 L'indiscreto: Rimini Calcio, si riparte. Re Giorgio e il popolo biancorosso di gladiatori

Ricominciare è stato più difficile in questo  sistema divenuto il grande giardino dove seminare un nuovo futuro.  Una stagione lunga, partita dallo scorso  agosto mirata alla ricerca di risultati uniti al tentativo di giocare un buon calcio centrando l’obiettivo della vittoria, una possibilmente (rif.campionato), tre ancora meglio (rif. campionato, coppa Emilia e Supercoppa). Una crescita, una maturazione che ha portato  una calda estate sul piano del calciomercato con regali dalle zone limitrofe e con qualcuno giunto da non troppo lontano ma anche all’allontanamento di uno dei principali artefici della promozione, l’allenatore Mastronicola.


Occorre, sotto una nuova guida tecnica,  comprendere la nuova forza del gruppo e dopo i test atletici in quel di Misano, il vero e duro lavoro inizierà nel ritiro di Novafeltria a partire dal 30 luglio; in modo da percepire dove può arrivare questo laboratorio intento a miscelare due pozioni che in Italia sono spesso conservate in alambicchi diversi.
Chi osserva placidamente, quasi con soddisfazione, il passare del tempo, misurandolo a larghe spanne e non a minuti, non può che sorridere nel veder giocare, parlare, vivere rispetto all’estate precedente,  il Rimini. No, il tempo suddetto non è galantuomo e l’alba è una maledetta fatica per ogni essere umano non privilegiato, ma la cronologia di certi moti emotivi, di certe decisioni, di certe transizioni, acquisisce un valore più intenso, se permette di abbracciare con lo sguardo una parabola nel suo insieme. Una parabola che a detta del patron del Rimini è semplicemente maturazione, o crescita, o slancio volontario verso l’essere uomo, e non più ragazzo, tradotto in termini calcistici, il semplice passaggio dall’Eccellenza alla serie D.


Qui nasce la figura di “re Giorgio”. Il suo difendere città e colori da veri gladiatori è stato il messaggio di benvenuto ai nuovi e il solito promemoria per le vecchie anime. Il re, il patron, l’ideatore del progetto biancorosso o quel che si voglia,  non dimentica il passato e il passaggio in questa nuova generazione fatta di abbandoni illustri (Valter Berlini) di nuovi rapporti di collaborazioni con le scuole calcio e con il Consorzio Rimini Porto. E’ solo un inizio perché il mentore - appassionato di storia- ricorda anche le passate vicissitudini gestionali biancorosse.


Succede ogni morte di papa. O – nella fattispecie- di abdicazione. Succede anche quando  il più devoto e paziente tra i tifosi ha perso ogni speranza, quando intere generazioni sono sul punto di disertare o di tradire la fede trasmessa da padri e dai padri dei loro padri, quando lo spread di risorse economiche e base sociale con i vicina di casa sembra ormai irreversibilmente destinato ad allargarsi per non restringersi più. Però succede. E quando succede, è tutto un rifiorire di ambizioni, progetti, sogni, sciarpe biancorosse estratte dalla naftalina e bambini iscritti all’anagrafe con il nome di Giorgio.


Ebbene, quest’anno è successo, e prima di provare a spiegare il perché occorre subito dire, che al contrario di altri recenti miracoli estemporanei, l’ultima rinascita del Rimini ha tutti i requisiti per non essere considerata un evento non accidentale, forse per una volta, l’unica certezza negli ultimi dieci anni. Da queste parti, non a caso, si sono fatti vedere personaggi di tante parole ma di pochi fatti.
 

Se il calcio è lo specchio del paese, e in Italia lo è sicuramente, c’è da preoccuparsi seriamente del perché i ricchi del pianeta, sceicchi arabi, finanzieri nord-americani, magnati del petrolio e del gas russi, non si siano interessati mai alla città principe della Romagna, bagnata dalle acque dell’Adriatico e dalla capacità dei propri albergatori che l’hanno resa famosa con le loro strutture negli anni 80’ e 90’. Oddio. Ricorderete dell’arabo mai esistito e di un gruppo russo accostato ma onestamente l’appeal fu cosi scarso tanto da trasformare la squadra in “ostaggio di un comitato d’affari” . Meglio allora, aggrapparsi ai palloncini della Grabo, per sognare nuove mete lontane, ma intanto usiamo l’ago per bucare i palloncini e riportare con i piedi per terra chi questo Rimini ha il dovere di trascinarloin alto. Nessun modello da seguire, vivere il presente, lottando sul campo, mentre sugli spalti ci saranno loro come sempre a tifare la maglia ed alzare quella bandiera biancorossa che oggi appartiene a “re Giorgio” domani chissà! Ma i veri gladiatori più che i giocatori rimangono loro, coloro che possono certamente testimoniare  di quel Rimini che hanno visto cedere per poi rialzarsi per essere nuovamente lodato da tutti.

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