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Famiglia straniera occupa abusivamente alloggio, Adl Cobas: 'a Rimini dare un tetto a chi ne ha bisogno'

Attualità Rimini | 14:15 - 20 Giugno 2017 Famiglia straniera occupa abusivamente alloggio, Adl Cobas: 'a Rimini dare un tetto a chi ne ha bisogno'

Gli attivisti di Adl Cobas intervengono sulla vicenda dell'occupazione di un appartamento Acer da parte di un uomo e due donne di origine straniera, assieme ad alcuni bambini. Adl Cobas prende le distanze sia dal Consigliere Comunale Gennaro Mauro e dal Vicesindaco Gloria Lisi; nel primo caso sottolineando che chiedere lo sgombero dei poveri è un'ingiustizia verso persone che non ricevono alcun sostegno; nel secondo caso, evidenziando che  "Rimini vive in una situazione di disagio abitativo molto forte, alla quale da anni non si sta rispondendo con politiche abitative strutturate e concrete". In particolare Adl Cobas punta il dito sul nuovo regolamento regionale per l'accesso all'edilizia pubblica e sui suoi requisiti più restrittivi. 



La nota di Adl Cobas


Interveniamo in merito alle posizioni del consigliere comunale Gennaro Mauro e dell'assessore alle Politiche Sociali e Vicensindaco Gloria Lisi riguardanti l'ingresso alcuni giorni fa di alcune persone, tra cui anche minori, all'interno di un appartamento Acer sfitto.


Non ci sentiamo rappresentati da nessuna delle due espressioni poiché entrambe deficitarie di una premessa fondamentale: Rimini vive una situazione di disagio abitativo molto forte alla quale da anni non si sta rispondendo con politiche abitative strutturate e concrete. 


La lista di attesa aggiornata delle graduatorie Acer conta ad oggi oltre 1300 persone e un turn-over pressoché bloccato sul quale non ha minimamente inciso l'attuazione del nuovo regolamento ERP regionale che va a rimodulare le forbici dei valori Isee e Ise oltre ad introdurre gravi limitazioni all'accesso ad un diritto come il requisito dell'anzianità di residenza (fissato a 3 anni) senza il quale non è possibile presentare la domanda. 


Nuove regole spiegate dal Partito Democratico dell'assessore regionale Gualmini come necessarie per dare nuova spinta alle assegnazioni degli alloggi popolari ma che perseverano in un attacco ai poveri, ai precari, a chi per lavoro è costretto a spostarsi da un territorio all'altro, restringendo anziché allargando l'accesso al diritto alla casa. Insomma anziché una casa per tutti, una casa solo per pochi. 


Il mercato immobiliare privato resta o diviene inaccessibile a sempre più persone, con affitti che assorbono il 70-80% di stipendi sempre più striminziti e sempre meno certi, in un mercato del lavoro caratterizzato da sfruttamento, assenza di tutele, ricatti e impieghi sottopagati. 


In un contesto simile investire – anche somme cospicue - del bilancio comunale in interventi emergenziali e superficiali non intacca le cause del problema. 


Iniziamo invece ad utilizzare queste risorse per ampliare il patrimonio immobiliare. 


Che lo faccia Acer, alla quale chiediamo di rendere disponibili e assegnare tutti gli alloggi in suo possesso, il 100%, intervenendo con lavori di ristrutturazione negli alloggi più vecchi ma facendolo immediatamente perché altrimenti a poco serve gridare all'illegalità di fronte ad episodi come quello in oggetto, mossi da bisogni estremamente materiali e concreti che non possono aspettare il tempo del “faremo, sono interventi in bilancio”. 

Che lo faccia l'Amministrazione comunale mediante l'acquisizione delle migliaia di immobili sfitti presenti sul nostro territorio. È assurdo ed inaccettabile che in un territorio come quello della Riviera, costellato da alberghi e strutture turistiche che con la crisi hanno cessato la propria attività e sono rimasti abbandonati e fatiscenti, andando ad intaccare un paesaggio già largamente compromesso dall'enorme cementificazione di cui è stato oggetto nei decenni passati, questi non possano essere riqualificati, ristrutturati e investiti da una nuova destinazione d'uso sociale. 


Chiedere di “far sloggiare gli occupanti abusivi”, strumentalizzando peraltro donne e bambini che sono i primi soggetti abbandonati ed esclusi dagli interventi istituzionali o utilizzare l'applicazione del Piano Casa (dicendo di aver fatto staccare le utenze di acqua, luce e gas) come prova di un atteggiamento responsabile da parte di chi amministra sono le due facce di una stessa medaglia. Quella che attraverso i tagli al welfare, il razzismo istituzionale, gli slogan “Prima gli ItaGliani”, hanno favorito una competizione tra i poveri, del basso verso il bassissimo, tra chi pensa che se dopo 10 anni è ancora in attesa dell'assegnazione di un alloggio popolare la colpa sia di chi vive in condizioni peggiori e non di uno smantellamento costante dello stato sociale e di scelte politiche che destinano i contributi pubblici unicamente su operazioni di marketing e facciata e quasi nulla nel sociale. 


Sportello per il Diritto all'Abitare ADL Cobas

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