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A Rimini quasi 15.000 maggiorenni vivono ancora con i genitori, la popolazione continua a invecchiare

Attualità Rimini | 13:32 - 20 Marzo 2017 A Rimini quasi 15.000 maggiorenni vivono ancora con i genitori, la popolazione continua a invecchiare

Più famiglie (arrivate a quota 65.690, nel 2007 erano 59.435), ma meno numerose e con sempre meno figli, quasi 15 mila figli compresi tra i 18 e i 39 che vivono ancora in famiglia, un progressivo invecchiamento della popolazione, che conta 177 persone con più di 65 anni ogni 100 adolescenti da 0 a 14 anni.


Questi idati più significativi messi in evidenza dal capitolo dedicato alle famiglie all'interno del report demografico 2016 del Comune di Rimini, completato proprio in questi giorni. A farla da padrona sono le famiglie unipersonali, arrivate a rappresentare il 36% del totale – nel 2007 si fermavano al 33% - mentre calano le famiglie composte da 3 e 4 componenti, scese dal 2007 di circa due punti percentuali, arrivando rispettivamente al 18% e al 13%. Un segnale, questo, delle progressive difficoltà ad avere uno o più figli per le giovani coppie. 


Ma il dato forse più significativo delle dinamiche sociali che caratterizzano il nostro periodo sono i quasi 14.775 figli, compresi tra i 18 e i 39 anni, che vivono ancora nella famiglia di origine, quelli che l'ex Ministro Padoa Schioppa definì dispregiativamente 'Bamboccioni". Anche se più dei due terzi di questi sono compresi tra i 18 e i 29 anni, sono comunque 1.450 quelli che tra i 30 e i 40 anni non riescono ancora a sviluppare una autonomia rispetto la propria famiglia. 


Continua il progressivo invecchiamento della popolazione, dinamica che si evidenzia non tanto guardando l’età media della popolazione (che cresce solo di qualche frazione di anno) quanto dall’indice di vecchiaia che compie un balzo di ben 3 anni passando da 174 nel 2015 a 177 nel 2016. Significa che attualmente risiedono 177 persone con più di 65 anni ogni 100 adolescenti da 0 a 14 anni.


Tra gli anziani le famiglie unipersonali, quelle potenzialmente più esposte e fragili, raggiungono quota 9.635 e sono formate per la maggior parte da donne sole, principalmente per effetto della longevità che le caratterizza. 




“Altro che bamboccioni!– è il commento del Vicesindaco con delega alla protezione sociale del Comune di Rimini, Gloria Lisi – come qualche anno fa sono stati in maniera infelice etichettati da un ex ministro; quello riguardante la permanenza dei giovani nelle proprie famiglie rappresenta una criticità ed un allarme di dinamiche sociali ed economiche ben più serie e complesse, sintomo di un disagio sociale troppo spesso sottaciuto. Per molti di questi giovani, precari nel lavoro e nel welfare i genitori fungono da unico, vero e proprio ammortizzatore sociale. Sono figli di una generazione ignorata e maltrattata dai governi, anche perché politicamente non sono rappresentati, a differenza degli over 65, che in un paese vecchio come l'Italia rappresentano invece buona parte dell'opinione pubblica. Anche per questo i buchi del welfare italiano riguardano sopratutto loro; in un paese dove la spesa sociale tocca il 30% del pil, per i giovani precari non c'è ancora nulla, perchè il rigido welfare nostrano è ancora tarato sull'antiquato e inattuale modello del lavoro stabile e della spesa previdenziale. Ecco allora che vivere con i genitori, anche in età non più giovanissima, può diventare una strategia per prevenire la povertà. A loro dovremmo chiedere scusa, invece di usargli anche ironie. L'autonomia è tale solo se sorretta da un mercato del lavoro aperto, innovativo, inclusivo ed un sistema di welfare moderno e dinamico. Solo così per un giovane sarà possibile, ad esempio, ottenere un mutuo e mettere su casa o, per una giovane famiglia, un figlio tornare ad essere una gioia e non un gravoso capitolo di bilancio famigliare che rischia di spostare il loro status alle soglie della povertà. Il Comune di Rimini investe circa un terzo del proprio bilancio per servizi di welfare legati alla progressiva autonomia dei soggetti coinvolti, ma questo non basta, perchè queste dinamiche non possono essere affrontate solo a livello di singoli enti locali ma da riforme strutturali a livello di governo centrale”.

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