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Quasi tutte le province della regione, sono interessate dalla mafia

Commenti: 0 Lascia un commento  - 28 Gennaio 2012 - 13:59 - Emilia RomagnaAttualità
Quasi tutte le province della regione, sono interessate dalla mafia

L'Emilia-Romagna non è immune dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. E il tema deve essere messo in cima all'ordine del giorno, e non sottovalutato. Lo ha sostenuto Emilio Ledonne, procuratore generale, nel suo discorso per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario a Bologna. La crisi economica, ha detto, favorisce "quelle iniziative mafiose tese ad impossessarsi comunque di determinate attività che spesso acquisiscono con esborso di denaro superiore all'effettivo valore del bene", approfittando dello stato di bisogno dei titolari. "Sorprende invece - ha notato il procuratore - quanto riferito dalla stampa su dichiarazioni attribuite a rappresentanti di istituzioni economiche locali, secondo i quali le infiltrazioni mafiose o il pericolo mafia non sono all'ordine del giorno, in questa regione". Più o meno la stessa cosa, ha ricordato, "dicevano rappresentanti delle istituzioni tedesche alla fine degli anni '90'', convinti che la mafia fosse un problema solo italiano. "Alcuni anni dopo avveniva la strage di Duisburg". In Germania "la mafia era lì da tempo. Sottovalutare il fenomeno non penso sia la migliore difesa contro i pericoli di infiltrazioni". Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, le presenze mafiose in regione "non sono affatto occasionali, perché le circostanze in cui sono state rilevate appaiono chiaramente dimostrative della volontà delle organizzazioni di insediarsi stabilmente nelle province dell'Emilia-Romagna, per acquisirne le più importanti attività economiche". In questo senso, ha proseguito Ledonne, l'assenza di gravi episodi di violenza "é la riprova di quella raggiunta pace mafiosa tra i diversi gruppi, finalizzata a una equa e incruenta spartizione dei territori e degli affari". Una "operatività silente", ma non per questo meno pericolosa. Per contrastare, quindi, le mafie in Emilia-Romagna, "occorre privilegiare le indagini patrimoniali. Le investigazioni devono avere come prevalente obiettivo la ricerca del denaro mafioso".

Il disegno delle 'mafie', è chiaro, ed è quello di "investire in questa regione i profitti illeciti", ha continuato. Lo dimostrano i sequestri di beni delle cosche: "la situazione al primo novembre 2011 - ha ricordato - evidenzia la confisca di 10.225 beni immobili e 1.480 aziende". Così come ciò che è emerso dalla cattura di latitanti come Nicola Acri, a novembre 2010: "non può sorprendere" che appartenenti al suo gruppo "avevano manifestato interesse a progetti imprenditoriali da realizzare mediante l'impegno di fondi pubblici messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna", ha detto Ledonne. Insomma, negli ultimi mesi ci sono "dati oggettivi" che segnalano una situazione in "continua evoluzione, aggravata peraltro dalla tracotanza delle cosche, che non hanno avuto alcun timore di inviare, in epoca molto recente, messaggi intimidatori a magistrati del pm e giudici del distretto di Bologna, nonché rappresentanti della stampa, a beneficio dei quali sono state adottate le misure di protezione previste dalla legge". Parole probabilmente riferite a Giovanni Tizian, giovane cronista della Gazzetta di Modena sotto scorta. Quasi tutte le province, ha sottolineato infine, sono interessate dal fenomeno: presenze di organizzazioni criminali sono state rilevate nei territori di Ravenna (catanesi), di Rimini (casalesi), di Parma e Ferrara (calabresi). "Non si commetta l'errore - è la conclusione - di ritenere che gli interessi mafiosi siano altrove".

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